Vera narrazione del Paravicino (1621)

Vera narrazione del massacro di Valtellina, V. Paravicino (1621)

Il Cen­tro Evan­ge­li­co di Cul­tu­ra di Son­drio pub­bli­ca qui in for­ma­to elet­tro­ni­co l’o­pe­ra in cui Vin­cen­zo Pa­ra­vi­ci­no, un anno dopo i fatti, dà una det­ta­glia­ta cro­na­ca del­l’ec­ci­dio val­tel­li­ne­se del 1620, da cui riu­scì a scam­pa­re.

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Essendo stato dai signori Grigioni, come Magistrato Sovrano, con diversi Decreti secondo la comune libertà delle due religioni in quei paesi, concesso che nella terra di Boaltio luogo della Comunità di Teglio, s’instituisse una Chiesa della Religione Evangelica, con l’ordinario stipendio statuito ancora alle altre Chiese di Valtellina l’anno 1619 nel mese di Maggio: il Ministro della Chiesa di Teglio, coi ministri di Tirano e Brusio, con 1’ assistenza dei signori Podestà di Tirano e di Teglio, si ritrovarono in detto luogo di Boaltio per predicar nella Chiesa d’esso luogo; ma tale fu il concorso del popolo de’ papisti armati, che fu di necessità astenersi, ed in que’ giorni per detta causa fu bastonato il pastor di Brusio, Messer Gaudentio Tack, quasi a morte, fu ammazzato un giovane di Tirano, ed altri mal trattati da alcuni scellerati, i quali per ciò meritevolmente chiamar si possono i primi martiri d’esso luogo di Tirano.

Poco appresso fu ancora. ammazzato un servitor del Podestà d’esso
luogo: ove fu sì grande l’ardire di questi assassini, che non solamente non fecero alcun conto delle proclame dal detto Podestà pubblicate, anzi in disprezzo d’esso passeggiavano armati dinanzi al palazzo: minacciando a morte l’istesso Podestà, il figliuolo ed alcuni principali d’essa Chiesa Evangelica di Tirano.

Per il che non potendo l’ordinario Magistrato d’esso luogo ovviare agli assassinamenti, non essendo nessuno sicuro, né in casa, né fuori di casa, per li frequenti insulti che si facevano agli Evangelici, essendo il luogo vicino a giurisdizioni forestiere, dove ricorrevano, fu necessitate esso Podestà ricorrere al sovrano; il quale intorno a mezzo Febbraio 1620 mandò sei commissari, cioè i signori Joachino Montalta già Vicario di Valtellina, Giovanni Battista a Salici, Dottor in Legge, Iacobo Ruinelli Capitano, Salomon Buoli Landtamma di Tavôs nelle X Giurisdizioni, Dietegano Hartmanno Capitano del Dominio di Meienfeld e Giovanni Andrea Mingardino per Cancelliere, ecc.

Da questi, oltre i processi formati per li signori Giovanni a Cappaul, Podestà di Tirano, ed Andrea Enderlino di Teglio, furono di nuovo formati alcuni processi, e da alcuni incarcerati e torturati fu scoperto ch’era stato concluso d’ammazzare in esso luogo di Boaltio se avessero predicato, non solo il Predicatore, ma il popolo, che ivi della Religione Evangelica si sarebbe ritrovato, ed ancora il proprio Magistrato. Furono ancora scoperte diverse persone principali le quali erano autori d’esso scellerato trattato ed avevano promesso ogni aiuto.

Per il che stante l’importanza del fatto, fu giudicato espediente ch’ essi signori Commissarii ritornassero a Tavôs, e riferissero alla Drittura, la quale ivi risiedeva, quello che risultava da detti processi: il che fecero circa mezzo Aprile prossimo passato. Furono ancora pregati da diversi Nobili delle Chiese Evangeliche di Valtellina che quanto prima presidiassero essa valle di guarnigione Grigiona: poiché da’ trattati suddetti s’avea da temere una sollevazione generale, in caso ch’ei procedesse al gastigo degli autori di questa ribellione e che tal trattato non poteva esser senza l’intelligenza di Spagna, tanto più che già alcuni anni avanti tal trattato era stato scoperto, e tentato di metterlo in effetto: come fu l’anno 1584 e appresso ancora.

Tutte queste cose furono messe in considerazione, ma non fu mai possibile d’ effettuare cosa alcuna per molte cagioni: se non quando s’ebbe notizia che un numero di Spagnuoli s’avvicinava alle Trepievi, luoghi vicini alla Valtellina, furono necessitati i magistrati d’ essa Valtellina a metter presidio alle Trinciere di Trahona e Morbegno, circa Calendi Luglio 1620, pensando d’assicurare la valle dal Nimico esterno, e il presidio fu delli detti proprii abitanti d’essa Valtellina, il quale non operò altro, se non che gli Evangelici furono serrati, sì che da quella parte non potevano fuggire, poiché secondo il trattato già concluso, ma anticipato per otto giorni, che fu la Domenica 9 Luglio 1620, fu eseguito il massacro nelle terre di Tirano e Teglio, come ancora di Sondrio, terra principale della valle.