Liturgia riformata (2005)

(Il presente testo costituisce il quinto capitolo del fascicolo monografico della rivista «SetteReligioni» (n. 4, luglio-settembre 2005-3, Edizioni Studio Domenicano [Bologna]), Zwingli e Calvino nel contesto elvetico, a cura di Sergio Ronchi. Inserito col consenso dell’autore)

Parlare di liturgia delle Chiese riformate equivale ad ammettere l’esistenza di una varietà di liturgie, seppur affini tra loro, in forza del fatto che il protestantesimo è una realtà pluralista: la libertà del cristiano, certo scoperta da Lutero (suo è l’omonimo scritto programmatico del 1520), è stata predicata e praticata anche da tutti gli altri Riformatori. E ciò – come ha fatto notare Valdo Vinay – perché «il principio direttivo al tempo della Riforma non era semplicità o ricchezza di forme, ma la parola dell’apostolo Paolo: “Tutto ciò che non viene da fede è peccato” (Rom. 14:23)».(1)
La dottrina della giustificazione per fede implica una nuova comprensione di Dio e, quindi, di se stessi e della fede; la quale, quindi, perde qualsiasi connotazione di opera meritoria, perché tutto è rimesso nelle mani di Dio, un Dio sovranamente libero. Le liturgie riformate, allora, sono informate ai due principî-chiave del sola Scriptura e sola Gratia. Il culto reso a Dio è un suo esclusivo dono, che il credente deve saper cogliere, in forza della fede, nella parola predicata e nel sacramento; e si tratta di un culto resogli da parte di tutta una comunità raccolta, appunto, attorno alla parola predicata (ma pura cantata) e, pertanto, proiettata fuori di sé in Cristo e nel prossimo. Ecco per quale ragione al centro del culto protestante è posta la parola che viene ascoltata, ricevuta e accolta e che trasforma l’assemblea credente. Infatti, un elemento caratteristico della liturgia del culto riformato è dato dalla confessione di peccato (era stata abolita la confessione auricolare), che tradisce – appunto – una nuova comprensione del cristiano come peccatore che tutto rimette nelle mani di Dio; ovvero che si riconosce tale davanti a Dio e davanti a lui chiede perdono. Il testo fondamentale è contenuto ne La forma delle preghiere e dei canti ecclesiastici (1542) di Calvino:

Signore Dio, Padre eterno e onnipotente: confessiamo e riconosciamo onestamente davanti alla tua Maestà, di essere dei poveri peccatori, concepiti e nati nell’iniquità e nella corruzione; inclini al male, incapaci del bene. Di nostra iniziativa noi trasgrediamo continuamente i tuoi santi comandamenti e così facendo, attiriamo su di noi, per il tuo giusto giudizio, rovina e perdizione. Tuttavia, Signore, noi proviamo dispiacere dentro di noi per averti offeso, e condanniamo noi e i nostri vizi, con vero pentimento, affinché la tua grazia venga in soccorso della nostra calamità. Abbi dunque pietà di noi, Dio e Padre benigno e pieno di misericordia, nel nome del tuo figlio Gesù Cristo, nostro Signore. E cancellando le nostre colpe e macchie, elargisci e aumenta giorno dopo giorno le grazie del tuo Santo Spirito, affinché riconoscendo con tutto il nostro cuore la nostra ingiustizia, proviamo dispiacere, il quale crea in noi la vera penitenza che, rendendoci morti a ogni peccato, produca in noi frutti di giustizia e innocenza che ti siano graditi per Gesù Cristo.(2)

A differenza dei Luterani che avevano mantenuto la messa svuotandola di quegli elementi non evangelici e quindi proceduto gradualmente verso una riforma liturgica, i Riformati (e nel ramo zwingliano e nel ramo calvinista) la abolirono sostituendola con il culto di predicazione, secondo la struttura del «culto medievale di predicazione». Questo, lo schema formulato da Valdo Vinay:(3)

  1. Richiesta che venga concesso ai fedeli un ascolto attento
  2. Preghiera per le autorità e per i fratelli perseguitati a cagione della fede
  3. Padre Nostro
  4. Lettura biblica e predica
  5. Ricordo dei defunti
  6. Confessione collettiva dei peccati
  7. Richiesta di perdono dei peccati

Vengono rispettate le varie festività cristiane; la predicazione segue la cosiddetta lectio continua (spiegazione di un intero libro biblico); il canto occupa uno spazio liturgico molto importante in quanto confessione di fede, soprattutto il canto dei Salmi(4) (a eccezione, fin verso la fine del Cinquecento, di Zurigo, per quanto lo stesso Zwingli a Berna, negli anni 1496-1498, avesse studiato, e con profitto, presso l’organista del Duomo, Bartolomeo Frank); la Cena viene celebrata quattro volte l’anno (Pasqua, Pentecoste, autunno, Natale) e in lingua volgare; viene rimosso l’altare, sostituito da un tavolo per la celebrazione eucaristica (nel senso etimologico di rendimento di grazie), e, con esso, anche crocifissi, statue, immagini, tele, candele. Elementi di fondo comuni a parte, si ha una liturgia del culto di predicazione svizzero-tedesca (Zwingli) e una svizzero-francese (Calvino)(5).

  1. Zurigo

    Zwingli – come già detto – sdoppia il culto in due momenti differenti: culto di predicazione e culto di Cena, che vede utilizzati oggetti della vita quotidiana (piatti e calici in legno; cioè, privi di ogni sacralità) (in un secondo momento, a quattro anni dalla morte del Riformatore, saranno aggiunti l’Ave Maria per accentuare l’evento dell’incarnazione, il Decalogo, il Credo apostolico e un secondo Padre Nostro).
    La liturgia della Cena è alquanto articolata e mutua diversi elementi dalla messa romana. Si svolge secondo il seguente schema, elaborato da Valdo Vinay:(6)

  2. Preghiera di preparazione a celebrare la Cena del Signore
  3. Lettura di I Cor.11:20-29 con la chiusa: Dio sia lodato
  4. Il Gloria con il Laudamus te in tedesco con recitazione alternata degli uomini e delle donne
  5. Salutatio
  6. Lettura di Gv. 6:47-63
  7. Il simbolo apostolico, la cui recitazione è iniziata dal pastore e proseguita dalla comunità, alternandosi gli uomini e le donne
  8. Brevi parole per ricordare la consolazione e la responsabilità della celebrazione della S. Cena
  9. Padre Nostro recitato in ginocchio
  10. Preghiera, perché il Signore conceda ai fedeli una partecipazione benedetta al sacramento
  11. Lettura delle parole dell’istituzione
  12. Comunione con pane azzimo in vassoi di legno e vino in calice di legno, portati ai comunicanti seduti. Ogni fedele rompe un pezzetto di pane e prende il calice in mano
  13. Salmo 113, la cui recitazione viene iniziata dal pastore e proseguita dalla comunità, alternandosi in essa gli uomini e le donne
  14. Il pastore ringrazia il Signore per i suoi doni, la comunità si associa con l’Amen. Il pastore la congeda con le parole: «Andate in pace»

Circa la liturgia del battesimo, invece, il modello rimane quello romano; mentre i matrimoni sono informati a laicità: vengono celebrati in nome dello Stato, ma la benedizione è impartita dalla Chiesa.

  1. Ginevra

    La messa viene sostituita con un culto evangelico già da Farel nel 1535. Di ritorno dall’esilio di Strasburgo (1538-1541), Calvino opera in base a quell’esperienza assai fruttuosa. Là, aveva utilizzato una liturgia che presentava elementi di quella strasburghese in lingua tedesca e a Ginevra, nel 1542, introduce la liturgia in lingua francese adottata proprio nella città alsaziana (si tratta della citata opera La forma delle preghiere e dei canti ecclesiastici).
    La liturgia del culto di predicazione domenicale si svolge secondo un ordine, ricostruito nei seguenti termini da Valdo Vinay:(7)

  2. Adjutorium [Invocazione d’aiuto]: Notre aide soit au nom de Dieu ecc. [Il nostro aiuto è nel nome di Dio]
  3. Confessione collettiva di peccato
  4. Canto dei Salmi
  5. Preghiera spontanea del pastore o ministro, per chiedere il dono dello Spirito Santo
  6. Sermone
  7. Esortazione alla preghiera
  8. Preghiera per le autorità, per i pastori, i dottori, per tutti gli uomini, per i perseguitati, i poveri, per la propria santificazione. La preghiera termina con una parafrasi del Padre Nostro. Vi è inoltre una preghiera particolare per i tempi di distretta
  9. Benedizione aaronica [Levitico 9,22]

La liturgia della Cena, cui prende parte l’intera comunità, invece, è alquanto sobria e si svolge secondo una sequenza di momenti, così schematizzati da Giorgio Tourn:(8)

  1. Preghiera
  2. Credo
  3. Lettura del testo biblico dell’istituzione
  4. Riflessione sul significato della Cena
  5. Distribuzione degli elementi
  6. Rendimento di grazie

Un altro elemento, costitutivo del culto, per Calvino, è la raccolta delle offerte; ed è tale in forza di ragioni teologiche ben precise. Spiega Ermanno Genre:

L’offerta come dono assume, nell’ottica di Calvino, un significato particolare perché prende il posto di quella pratica devozionale e sacrificale presente nella pietà cattolica dell’epoca e viene ad assumere un preciso significato etico.(9)

Note
1 V. Vinay, voce Liturgia, in Enciclopedia delle religioni, 6 voll., Vallecchi, Firenze 1970-1976, III, col. 1668. Cfr. E. Genre, Il culto protestante,Claudiana, Torino 2004.
2 Cit. in E. Genre-S. Rostagno-G. Tourn, Le chiese della Riforma. Storia, teologia, prassi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, pp. 107-108 (IV. Elementi di liturgia [E. Genre]).
3 V. Vinay, voce cit., col. 1674.
4 Cfr. E. Fiume-D. C. Iafrate (a cura di), I Salmi della Riforma, Claudiana, Torino 1999.
5 Cfr. V. Vinay, voce cit., coll. 1674-1676.
6 Ibid., coll. 1674-1675. Cfr. anche E. Genre-S. Rostagno-G. Tourn, op. cit., p. 115; G. Calvino, Il “Piccolo trattato sulla S. Cena” nel dibattito sacramentale della Riforma, a cura di G. Tourn, Claudiana, Torino 1987, Appendice II. La Cena di Zurigo, pp. 106-114.
7 V. Vinay, voce cit., col. 1676.
8 G. Tourn, Introduzione a G. Calvino, op. cit., p. 54; cfr. ibid., Appendice VII. La liturgia di Ginevra, pp. 123-133. Cfr. anche V. Vinay, voce cit., col. 1676.
9 E. Genre-S. Rostagno-G. Tourn, op. cit., p. 121.