Cantare i salmi

Presso il nostro Centro, venerdì 18 dicembre il pastore valdese Giuseppe Platone (giornalista e saggista) parlerà su «Riforma e musica. Cantare il Salterio».

Con la Riforma, la musica diventa parte del culto, suo momento liturgico fondamentale: il canto è comunitario.
Con Martin Lutero (1483-1546), la musica potenzia la parola: accanto alla parola scritta (la Bibbia) e alla parola annunciata (predicazione), la parola cantata. Entra così nella vita della Chiesa il canto corale.

Con Huldrych Zwingli (1484-1531), il Riformatore di Zurigo, il canto viene escluso dall’ordine della funzione domenicale, trasferendo in tal modo la musica religiosa nell’ambito profano, dal contesto ecclesiastico a quello quotidiano.
Giovanni Calvino (1509-1564), il Riformatore di Ginevra, prediligeva lo ‘strumento’ naturale della voce; con lui, si hanno le prime raccolte di Salteri.
Il Libro dei Salmi viene considerato una piccola Bibbia, il suo innario: i Salmi sono appunto parola di Dio che diventa preghiera e canto dei credenti.

Il Salterio di Ginevra (1542 [o Salterio ugonotto]) è un autentico gioiello della fede e della pietà riformate cinquecentesche impiegato nel culto della comunità (le stesse preghiere pubbliche che, insieme all’interpretazione della Scrittura, accompagnavano la Cena del Signore altro non erano che Salmi cantati).
Testo di rilievo nella storia delle Chiese riformate, il Salterio di Ginevra presenta una peculiarità: molti dei Salmi contenutivi venivano cantati dasi martiri evangelici diretti al patibolo se non nel momento del supplizio.
Il cantare i Salmi è il cantare la gloria di Dio. Il progetto calviniano consisteva, appunto, nel ridurre il Salterio a innario delle Chiese riformate: ogni credente tiene in mano un innario.
Nel corso dell’incontro, introduzione ascolto e commento correranno paralleli in mutua integrazione.