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Protestantesimo sotto il fascismo

Venerdì 24 aprile alle ore 18 presso il nostro Centro, Laura Demofonti (docente di Lettere nei Licei) parlerà su
«Il protestantesimo italiano del Novecento. Teologia e antifascismo attraverso le riviste».

La censura calata sulla stampa fin dal 1925 ne divenne la tomba quando nel novembre 1926 furono varate le “leggi fascistissime”. Un destino che toccò anche la pubblicistica evangelica, compresa la persecuzione di singoli protestanti presenti nelle fila della stampa antifascista.

Il panorama teologico protestante era caratterizzato da posizioni ‘intimistiche’, restie a un impegno ‘mondano’. Però, al tempo stesso, esprimeva dall’interno posizioni di fede e culturali improntate a radicalità teologica e politica. Una ‘vivacità’ che trovava espressione in periodici chiusi l’uno dopo l’altro, censura dopo censura, sequestro dopo sequestro.
Fra queste, spiccano “Bilycnis” (1912-1931), edita dalla Scuola teologica battista (1901-1932), che porta avanti il confronto e il dialogo con l’intellettualità italiana di spicco su scienza e fede; “Conscientia” (1922-1927), che “si propone di rievocare le tradizioni italiane di riforma religiosa per trarne motivi attuali di rinnovamento nazionale” e che mantiene fruttuosi rapporti intensi con Piero Gobetti; “Gioventù Cristiana” (1928-1940), che – fra altro – farà da ‘portavoce’ alla “Chiesa confessante” tedesca, anti-hitleriana, e che, grazie ad Adriano Olivetti, riaprirà come “L’Appello” (1941-1944). Di quest’ultima spesero convinte e generose parole Benedetto Croce e Alessandro Galante Garrone.